TRA TERRENO ED ULTRATERRENO, UN’IPOTESI…

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ho letto con piacere l’articolo di Fulvio Jiulita dell’agenzia Plume https://plumer.it/fulvio-julita/ (di cui allego in coda il testo). È vero, da tempo la figura del fotografo è diventata ibrida, soprattutto con l’avvento del digitale che ha rivoluzionato tutto. Se fino a qualche tempo fa l’evoluzione del digitale era ancora “lenta”, ora tutto sembra aver subito un’accelerazione improvvisa.

Per chi, come me, ha vissuto il passaggio dall’analogico al digitale apprezzandone pregi e difetti, si apre una nuova frontiera da esplorare, pur consapevole che i pregi entusiasmeranno, ma i difetti potrebbero rivelarsi un incubo.

È vero anche che le armi del fotografo restano il suo occhio, la sua sensibilità e la sua creatività. Ma quale settore fotografico riuscirà a mantenere viva la figura del fotografo in quanto tale?

Negli ultimi anni mi sembra di percepire che anche il settore della fotografia sociale stia iniziando a soffrire per motivi diversi.

Nel tempo ho compreso quanto la figura del fotografo sia ormai intrecciata con il mondo della comunicazione; non basta più saper realizzare una bella foto, è necessario andare oltre. Bisogna sedersi al tavolo con il cliente e superare il semplice ruolo di fotografo.

Abbiamo visto come gli smartphone, accessibili a tutti e spesso usati al posto delle fotocamere, abbiano sottratto una fetta considerevole di lavoro. L’uso di applicazioni che modificano, scontornano, trasformano e migliorano le immagini ha tolto un’altra parte del lavoro che molti colleghi avevano visto come un’opportunità.

Le regole stanno cambiando, e si evolveranno chissà quanto ancora… Se fino a ieri eravamo convinti che per il fotografo fosse indispensabile avere il soggetto davanti a sé, oggi iniziano a nascere alcune incertezze.

Ho sempre sostenuto che la fotografia, essendo un processo fisico basato sulla luce, rappresenti una porta ancora chiusa tra il mondo che viviamo e uno ultraterreno, un varco tra il palpabile e il visibile, il sentimento e l’ignoto. Da curioso quale sono, mi sento pronto ad affrontare questo nuovo passaggio evolutivo.

 

Testo originale di Fulvio Julita tratto da LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/fulviojulita_ai-digitalmarketing-intelligenzaartificiale-activity-7237701116619030529-wnS_?utm_source=share&utm_medium=member_desktop

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, è naturale chiedersi se il mestiere del fotografo abbia ancora un futuro. L’AI ha portato con sé strumenti straordinari, capaci di generare contenuti a partire da semplici istruzioni. Midjourney è solo uno dei tanti: descrivi un’immagine, e in pochi istanti ottieni un risultato di un realismo impressionante. E allora, c’è ancora bisogno di fotografi?

Sono convinto di sì. Un fotografo esperto non si limita a catturare un momento; vede l’immagine molto prima che si concretizzi. La sua sensibilità, la sua competenza e la sua creatività sono elementi che arricchiscono qualsiasi processo, anche quando affiancati dall’AI.
Il discorso vale anche per altre professioni creative: l’AI può replicare, ma non potrà mai sostituire l’unicità dell’essere umano.
Ma è necessario un piccolo update che porti il professionista ad aprirsi ed integrare nuovi modi di fare le cose.

I fotografi potrebbero diventare figure ibride – questo è ciò che penso – abili tanto nell’uso della macchina fotografica quanto nel dare istruzioni all’AI su scena, inquadratura, illuminazione e soprattutto soggetto.

Voi che ne pensate?

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